7.6 L’Azione Cattolica all’ombra del regime
Di fronte all’azione dispiegata dal regime verso i giovani e le donne, la Chiesa e l’Azione Cattolica non si ritrassero. La competizione era sul controllo delle coscienze, un terreno sul quale Chiesa e regime fascista si trovarono a confliggere e a ritrovare di volta in volta i più convenienti equilibri.
Se le origini dei movimenti laicali rinviano al secondo Ottocento, in Italia l’Azione Cattolica aveva fatto il suo esordio nel 1905 a livello di singole diocesi e nel 1915 sul piano di un coordinamento nazionale. In forza della riforma organizzativa voluta da Pio XI nel 1923, attraverso un modello di associazione che sarebbe rimasto sostanzialmente tale fino al Concilio Vaticano II, durante il ventennio fascista l’Azione Cattolica salvaguardò la propria autonomia senza tuttavia poter svolgere attività esterne alla sfera associativa. Fra la metà degli anni Trenta e la dissoluzione del potere fascista essa divenne il necessario punto di riferimento per quanti erano stati impegnati nelle attività economico-sociali in precedenza aderenti agli organismi che avevano fatto capo alla disciolta Confederazione italiana dei lavoratori. La depoliticizzazione e il primato dei fattori religiosi comportarono anche una riorganizzazione dell’Azione Cattolica non più sulla base di obiettivi specifici, ma attraverso una suddivisione degli aderenti in ragione dei dati anagrafici e dei fattori generazionali. Le associazioni dell’Azione Cattolica costituirono infatti un effettivo contraltare alle organizzazioni di regime: tra gli adulti, dopo che nel 1922 era sorta la Federazione italiana degli uomini cattolici; con l’Unione femminile, cui furono affidati compiti di coordinamento di Gioventù femminile, gruppi delle universitarie e Unione delle donne, sorta già nel primo Novecento; tra i giovani, con il mutamento nel 1931 della storica Società della gioventù cattolica in Gioventù italiana dell’Azione Cattolica; infine con gli studenti, a favore dei quali, oltre la Federazione universitaria dei cattolici italiani (Fuci), come si è visto sorta nella fase originaria del movimento cattolico, dal 1922 operò anche il Movimento dei laureati cattolici.
Fu soprattutto nei confronti delle diverse fasce giovanili che si giocò un partita importante tra regime e mondo cattolico. Quando, nel giugno del 1931, si accese un aspro conflitto per il controllo degli spazi educativi, la chiusura temporanea dei circoli dell’Ac evidenziò l’importanza della competizione con le organizzazioni fasciste. Tuttavia, nel giro di pochi mesi, in seguito a una complessa opera di mediazione, l’armonia tra gli interessi della Chiesa e le esigenze di stabilizzazione del regime fu ritrovata. Le sedi delle associazioni cattoliche poterono riprendere l’attività, a condizione che si limitasse la presenza dei laici negli organismi dell’AC; erano salvaguardate le condizioni minime perché, al riparo dall’intromissione del regime, potesse svolgersi il processo di formazione di quella che sarebbe stata una “seconda generazione” della classe politica cattolica, chiamata di lì a pochi anni, nella transizione democratica, a esercitare una funzione di primo piano.
Sul terreno più complessivo dell’azione educativo-culturale e del tempo libero l’Azione Cattolica si muoveva come un capillare soggetto collettivo: discreto quanto bastava per poter convivere col regime, ma geloso custode dei propri spazi associativi. Emblematica fu la competizione, nel corso degli anni Trenta, fra le sale cinematografiche allestite dall’Ond, da associazioni dipendenti dal partito e dagli oratori parrocchiali, un “polo” dissimulato ma assai influente, all’ombra della retorica ufficiale di regime, della modernizzazione in atto nelle forme della comunicazione e più in generale nella nazionalizzazione del tempo libero. Nella fruizione degli emergenti consumi culturali di massa, anche per le sale cinematografiche il fascismo dovette subire dunque la concorrenza del mondo cattolico; così come, del resto, era già accaduto con i teatrini. Sul piano nazionale, la correlazione tra Ond e oratori parrocchiali era nettamente favorevole alle istituzioni del regime, con circa l’80% delle sale di proiezione e poco meno del 90% per i posti a sedere. In diverse regioni, però, il rapporto era inverso, a vantaggio degli oratori parrocchiali: in Lombardia (222 sale cinematografiche contro 89), Veneto (112 a 61) e Piemonte (64 a 28) in particolare. Era la spia di una presenza cattolica discreta ma significativa, incuneata nelle maglie del regime; soprattutto nel campo educativo e culturale, dove la Chiesa e le sue strutture ambivano a preservare un ruolo di tradizionale egemonia.
Il confronto tra i due antagonistici modelli educativi avvenne anche con riguardo agli studenti delle università. Si fronteggiarono l’organizzazione di massa del regime – i Gruppi universitari fascisti (Guf) – e la Fuci, che intorno alla metà degli anni Trenta contava un numero di adesioni minoritario ma significativo, in particolare fra le studentesse (circa il 10% della componente femminile universitaria). Più in generale, attraverso una rete ben funzionante di associazioni educativo-religiose e luoghi di sociabilità garantita dallo spazio parrocchiale, nel corso degli anni Trenta i cattolici rinsaldarono un’influenza che contribuì a creare le condizioni favorevoli al diffondersi della vera e propria egemonia culturale e politica che ebbe modo di manifestarsi nella costruzione dell’Italia repubblicana.
Nel gennaio 1937 cominciarono le pubblicazioni della rivista illustrata «Il Vittorioso»,27 promosso dalla Gioventù italiana dell’Azione Cattolica e in particolare dal suo presidente Luigi Gedda, allo scopo di rimarcare una peculiare presenza nella mobilitazione coloniale e nazional-imperialistica, intercettando le fasce sociali refrattarie alla irreggimentazione e riconducendo le stesse pulsioni espansionistiche alla missione civilizzatrice della nazione latina e cattolica. Coniugando anticomunismo e l’aspirazione a una cattolicizzazione del fascismo, il giornalino volle essere, come si annunciava, «una sintesi allegra di volontà e di conquista. Un ciclo multicolore d’eroismo per la Fede e per la Patria, una scorribanda per terra, mare e cielo».28 Ripreso nel secondo dopoguerra e rivitalizzato nel conflitto ideologico della guerra fredda, esso rimase in vita fino agli anni Sessanta.