6 Storia post-coloniale, iconoclastia e rivisitazione del Columbus day
Fu in occasione del quinto centenario, nel 1992, che il Columbus Day fu investito dalle polemiche sulle vittime tra i nativi indio-americani e sulle responsabilità di Colombo come governatore dei territori caraibici. Se da tempo italiani e ispanici festeggiavano il Columbus Day in giorni diversi, soprattutto dagli anni di fine Novecento molti ispano-americani di discendenza mista, india o africana, affiancati da esponenti di movimenti Native-American, afro-americani e radicali bianchi, dimostrarono pubblicamente di non essere affatto persuasi dal mito dell’esploratore e scopritore dell’America, contrapponendo la figura di Colombo come “invasore coloniale” e “conquistatore”, responsabile di atrocità contro i popoli nativi. Con la delegittimazione di Colombo (non più eroe, ma nemico dell’umanità), nella narrazione dei movimenti per i diritti civili la ricorrenza del 12 ottobre diventò il giorno del ricordo di genocidi e schiavitù. Nell’occasione, il 12 ottobre 1992, Papa Wojtyla si recò in pellegrinaggio a Santo Domingo e in particolare al Santuario della Madonna de Altagracia, dove 500 anni prima, nel segno e sotto la protezione della croce, ebbe inizio l’evangelizzazione della nuova terra – prima verso il Sud e poi verso il Nord –; la rilegittimazione del simbolo della croce voleva invece evidenziare, sul piano sia morale sia religioso, la dismissione di ogni riferimento al simbolo della spada e quindi la demitizzazione della conquista coloniale. Fu un evento che diede grande forza alla rivendicazione della resistenza popolare e indigena. Le celebrazioni furono investite da aspri conflitti storico-culturali, tra contestazioni e contro-celebrazioni, laddove l’orgoglio etnico degli indigeni prese di mira la narrazione delle comunità italo-americane legate all’eredità di Colombo. In un numero crescente di luoghi con il nome della ricorrenza cambiò anche il significato: nel South Dakota, per esempio, il Columbus Day fu ridenominato Native American Day; a Berkeley invece, in California, esso divenne Indigenous People’s Day. Nella promozione delle celebrazioni, da allora cominciò anche la tendenza a un disimpegno delle istituzioni pubbliche, con l’assunzione dei compiti organizzativi da parte delle associazioni di comunità. Più di recente, il 6 ottobre 2014, il City Council di Seattle, nello stato di Washington, ha deciso di sostituire il Columbus Day con l’Indigenous Peoples’ Day.
Le polemiche sono rimaste limitate per alcuni anni, per riesplodere e diffondersi sull’onda degli eventi di Charlottesville, in Virginia, quando il 12 agosto 2017, nel corso di una manifestazione indetta dai “suprematisti” bianchi, ci furono gravi incidenti, con tre morti e numerosi feriti tra gli aderenti alle associazioni pro-immigrati. Il movimento anti-Colombo fu uno dei principali tra quelli nati dalla mobilitazione anti-razziale e nativista. Dapprima si ebbe una diffusa attività iconoclasta a danno delle statue dei generali confederati sudisti impegnati nella guerra di secessione statunitense. Il mo-vimento contro il suprematismo bianco si estese a macchia d’olio, contestando i “simboli d’odio e di divisione razziale”, tra i quali la figura di Colombo, accusato con la sua scoperta di aver dato il via al genocidio degli Indios dei Caraibi e delle Americhe. In realtà, la distruzione di statue e monumenti avvenne sulla base di presupposti assai differenti; mentre i luoghi di memoria confederali si ergevano contro il movimento a sostegno dei diritti civili, la disseminazione degli omaggi a Colombo si era avuto negli anni in cui occorreva favorire l’assimilazione dei milioni di immigrati italiani nella società statunitense. Furono comunque presi di mira sia i monumenti sia la ricorrenza festiva.12 Le statue vennero danneggiate o abbattute in diverse città. A Houston (Texas) la statua di Colombo fu imbrattata di rosso, a voler significare il sangue di azioni criminose. Così come a Detroit (Michigan) dove, oltre allo sfregio del colore, alla testa fu incollata un’ascia. Proteste contro l’esploratore genovese scoppiarono anche altrove: a Baltimora (Maryland) e a Lancaster (Pennsylvania), a Columbus (Ohio) e a San Jose (California). Il più clamoroso caso di vandalismo iconoclasta si registrò in un parco di Yonkers, sobborgo popoloso a nord di New York, dove un busto in gesso del navigatore fu decapitato. La città di Los Angeles decise di rimuovere la statua di Colombo che da decenni occupava il centro di Gran Park; la statua era stata donata dalla comunità italiana stabilitasi nel Sud della California, così come era accaduto in decine di altre città statunitensi nei primi anni del Novecento.

Figura L7 La parata annuale per il Columbus Day a New York (10 ottobre 2016). Fonte: Spencer Platt/Getty Images.
Sull’onda delle molteplici polemiche che investirono la figura storica di Colombo, a New York emerse un movimento d’opinione inteso a rimuovere la statua eretta all’angolo tra la 58esima strada e l’ottava Avenue, con petizioni popolari e comizi pubblici. Dapprima il sindaco Bill De Blasio, la cui famiglia era di origine italiana (per parte di nonno), inserì il monumento a Colombo nell’elenco dei simboli cittadini da abbattere, provocando la mobilitazione delle associazioni italoamericane, convenute in una pubblica manifestazione a Central Park, allo scopo di evitare la rimozione di un monumento che più di altri simboli rappresenta l’italianità negli Stati Uniti. In seguito il sindaco De Blasio nominò una commissione incaricata di esaminare quali statue e simboli materiali potessero essere passibili di “istigazione all’odio, alla divisione, al razzismo e all’antisemitismo”. L’esito dell’indagine comportò una decisione pacificatrice: vicino alla statua di Colombo sorgerà un monumento dedicato alle popolazioni indigene, mentre fu istituito anche a New York l’Indigenous Peoples Day. Non solo l’effigie del navigatore italiano rimane a Columbus Circle, ma grazie al lavoro della Columbus Citizens Foundation e di uno specifico progetto di ricerca storica, il monumento a Colombo entra a far parte, per la prima volta, dello State Register of Historic Places.13

Figura L8 La statua dedicata a Colombo in Columbus Circle.
Fonte: Patti McConville / Alamy Stock Photo
Se a New York il Columbus Day si continua a festeggiare, a Los Angeles le autorità comunali decisero invece di cancellare l’annuale parata, introducendo l’Indigenous and Native People Day.14 Era già accaduto altrove. A Oberlin, in Ohio, il Consiglio comunale approvò una risoluzione che aboliva il Columbus Day; un orientamento del resto condiviso dalle amministrazioni di Alaska, Vermont, Seattle, Albuquerque, Denver e San Francisco. In quest’ultima città, dove è sindaca l’afroamericana London Breed, la festa del Columbus Day è stata ridenominata in Italian Heritage Day.
Rientrata la furia iconoclasta successiva ai fatti che Charlottesville e assecondata la richiesta di una giornata del ricordo in memoria delle vittime native, la politica di integrazione e di valorizzazione della comunità italo-americana ha spinto anche il presidente Donald Trump a ribadire la legittimità del Columbus Day in occasione dell’anniversario del 2017. Trump ha lodato la figura non solo del navigatore che 525 anni prima aveva inaugurato l’era “dell’esplorazione e della scoperta”, ma anche dell’“uomo di fede”, in entrambi i casi contribuendo a riunire i continenti. “Se Isabella I e Ferdinando II di Spagna sponsorizzarono il suo storico viaggio – affermò Trump –, Colombo era però nativo di Genova, nell’attuale Italia, e rappresenta la ricca storia degli importanti contributi italoamericani alla nostra nazione. Non c’è dubbio che la cultura americana, il business, la vita civile sarebbero meno vibranti in assenza della comunità italoamericana”.15 Intanto il Columbus Day sta comunque cambiando fisionomia e significato.

Figura L9 La Paz, capitale della Bolivia: esempio di vandalizzazione del monumento dedicato a Colombo, 18 novembre 2018.
Fonte: James Brunker / Alamy Stock Photo.
Nel 2018 le autorità rappresentative dell’Italia negli Stati Uniti e il sindaco De Blasio hanno organizzato la tradizionale parata di New York dedicandola non a Colombo ma a Leonardo da Vinci (in prossimità dell’anniversario della morte, 500 anni dopo). La sfilata sulla Quinta Avenue ha messo in scena non più le caravelle genovesi ma una rievocazione storica con i costumi rinascimentali di ascendenza leonardesca.16
Nell’ambito della stessa comunità italo-americana si sviluppò un duplice e diverso orientamento. Da una parte, privilegiando il tradizionale nesso tra l’identità italiana e il revival etnico “bianco”, ci fu una mobilitazione a difesa sia delle statue sia del Columbus Day a opera delle associazioni italo-americane sia locali che nazionali (National Italian American Foundation, Order Sons of Italy in America, UNICO National). Dall’altra però, numerosi esponenti del mondo intellettuale italo-americano (artisti, poeti, scrittori, insegnanti ecc.) presero posizione contro l’eredità più compromettente di Colombo, per una effettiva public history capace di mettere in discussione i simboli tradizionali e le narrazioni etno-nazionali, a sostegno dei diritti civili e di un Paese multiculturale. Contrastando l’oblio verso i conflitti e i costi della difficile integrazione degli Italiani nella società statunitense, si valorizzano gli attivisti italo-americani (per esempio, l’agitatore anarchico-sindacalista e scrittore Carlo Tresca) e si ricordano le vittime della violenza anti-italiana (per esempio, gli anarchici Sacco e Vanzetti). Una nuova e diversa contro-narrazione sulla storia sociale e culturale di gruppi e comunità di lavoratori italiani si affianca quindi a quella più tradizionale, a lungo alimentata dal Columbus day e dai monumenti in suo onore; sebbene essa sia ancora meno influente e condivisa dalla comunità italo-americana.

Figura L10 Los Angeles, 10 ottobre 2017. Manifestazione contro il Columbus Day.
Fonte: MARK RALSTON/AFP/Getty Images.