3 Il Columbus day nelle comunità italo-americane

Volendo favorire la correlazione tra luoghi materiali e linguaggi, simbolici e culturali, occorre altresì sviluppare percorsi di ricerca (Nazione e mondo, Comunità immaginarie, Tra Mediterraneo e Atlantico) effettivamente collocabili nella rivendicata prospettiva di una storia transnazionale degli Italiani e delle Italiane. Basti pensare ai riflessi, in Italia e nelle comunità di emigrati in giro per il mondo, dei giorni di festa nazionale e civile, rappresentazioni altresì dell’immagine e della storia del Paese ovunque ci fossero connazionali in cerca di una loro “comunità immaginaria”: per esempio, l’avvento di Roma a capitale del Paese il 20 settembre 1870, divenuto giorno di festa transnazionale e di forte auto-rappresentazione nelle comunità di italiani emigrati; a lungo e ancor prima che il 12 ottobre del Columbus Day si affermasse come il principale rituale civile degli Italiani nelle Americhe. L’Italia divenne una «nazione politica» solo nel corso del Risorgimento e dell’unificazione. Mentre lo status sociale popolare e contadino e la difficile integrazione influenzarono l’immagine “aliena” degli emigranti italiani sulla base spesso di pregiudizi e stereotipi, nei confronti della madre-patria essi mutarono l’orientamento prevalente da filo-sabaudi e cattolici devoti a laici e anticlericali; soprattutto dal 1895, quando l’anniversario venticinquennale dell’acquisizione di Roma a capitale del Regno divenne l’occasione – tra Europa e America Latina, ogni 20 settembre – per manifestazioni e incontri che compendiarono, almeno fino alla Grande Guerra, il sentimento nazionale delle comunità italiane all’estero. Esse furono presto coinvolte nei riflessi della politica coloniale promossa dai governi di fine secolo; già al tempo della sconfitta di Adua (1896) a proposito del contrasto insorto, per esempio, con i neri afro-americani presenti a San Paolo del Brasile. Nelle «little Italies» statunitensi le colonie di emigrati erano ormai solite organizzare rituali civili patriottici che non solo compensavano la fitta riproposizione di feste religiose comunitarie ma condensavano i vecchi e nuovi simboli propri del processo di integrazione nella patria americana di adozione.

La storia politica e culturale del “12 ottobre” permette di rimarcare il significato transnazionale della ricorrenza, oggetto di celebrazioni in diversi paesi delle Americhe. Divenuta nel tempo la principale manifestazione della cultura ispano-americana, essa infatti coinvolse anche le comunità di emigrazione italiana, tra Argentina e Uruguay, ma soprattutto negli Stati Uniti. Mentre in quest’ultimo paese si è scelto di festeggiare il secondo lunedì di ottobre, in altre parti del continente la ricorrenza cade il 12 ottobre e ha preso negli ultimi anni nomi diversi: Día de las Culturas in Costa Rica, Discovery Day alle Bahamas, Día de la Resistencia Indígena in Venezuela. In Argentina dal 2010 la ricorrenza è stata ridenominata in Dia de la diversidad cultural americana, allo scopo di favorire la riflessione storica e il dialogo inter-culturale sui temi dei diritti dei popoli indigeni. In tutti i paesi, in conseguenza delle sensibilità post-coloniali maturate dopo il quinto anniversario della Scoperta dell’America (1992), la controversa eredità di Cristoforo Colombo ha inciso profondamente sulle forme e sui linguaggi delle commemorazioni del “12 ottobre”.

Si tratta però di una storia ancora più lunga, che comincia ben prima; nel nome della figura di Colombo già pochi anni dopo la nascita della Repubblica statunitense e con una crescente eco nell’universo dell’emigrazione italiana, soprattutto tra secondo Ottocento e primo Novecento. Se il 12 d’ottobre in America latina non rammenta direttamente l’Italia, negli Stati Uniti il Columbus Day compendia e rappresenta il “giorno dell’italianità”. Esso fu una “invenzione” della comunità italo-americana fra fine ’800 e primi del ’900. Più tardi entrarono in gioco anche gli ispano-americani, soprattutto nel II dopoguerra. Fra le due comunità negli Stati Uniti c’è dunque distinzione e competizione. A New York, per esempio, in forza di una legge federale che ricolloca il calendario della gran parte delle feste in giorni infrasettimanali, il Columbus Day “italiano” si festeggia il lunedì più vicino al 12 ottobre; la parata ispanica si tiene invece la domenica più prossima. Le due celebrazioni sono dunque nate con una diversa cronologia, non si intralciano e rimangono distinte.

La figura di Colombo e la storia delle celebrazioni del Columbus Day coniugano la sequenza di diversi conflitti politici e culturali, il cui riflesso possiamo indagare prendendo come osservatorio gli ultimi tre centenari della “scoperta dell’America”. L’origine di questa narrazione può risalire al terzo centenario, al 1792, quando gli Stati Uniti erano appena costituiti e i festeggiamenti legittimarono Colombo come uno dei simboli (con George Washington) dell’indipendenza nazionale e della religione civile repubblicana, contro la retorica imperiale europea, sia britannica sia spagnola. Con l’erezione di prime statue in suo onore, si diffuse anzi la pratica di name-placing ovvero di denominare Columbus e Columbia altrettanti luoghi e istituzioni nel paese, facendo dello “scopritore” dell’America una sorta di protettore della homeland, di una nuova civiltà bianca ma non europea. Non è invece facile risalire alle origini di una declinazione italiana della ricorrenza del “12 ottobre”. Sembra che risalga al 1866 la prima volta nella quale, presso la colonia di emigrati italiani approdati a New York, si festeggiò il Columbus Day. Altre fonti ci dicono invece che un esordio si ebbe nel 1869 su iniziativa degli italo-americani di San Francisco. Un momento fondativo della tradizione celebrativa si ebbe comunque tra 1892 e 1893, con il quarto centenario della Scoperta dell’America e la successiva Chicago’s World Fair dedicata al primo viaggio di Colombo. Gli Stati Uniti erano divenuti una potenza industriale e stavano registrando il fenomeno di una immigrazione di massa, con l’arrivo di milioni di Italiani tra i due secoli. La figura di Colombo riemerse non più come interprete della religione civile repubblicana ma come esemplare esploratore e simbolo dell’orgoglio etnico dei nuovi immigrati cattolici, in primo luogo italiani e irlandesi, nel chiedere una loro piena cittadinanza e contrastare la retorica xenofoba e “nativista” dei movimenti anti-immigrazione di religione protestante. Le associazioni di immigrati, fra le quali i Knights of Columbus (fondata dagli Irlandesi nel 1882), cominciarono una campagna per richiedere l’istituzione di un annuale e ufficiale Columbus Day. Fu una richiesta a lungo rimasta disattesa sul piano federale, ma non in alcune città e in diversi Stati.

Fu nel 1892 che a New York si inaugurò il Columbus Circle, una piazza circolare nel distretto di Manhattan, con al centro una statua monumentale dedicata a Cristoforo Colombo (Figura L2). La collocazione è di grande visibilità, all’estremità sud-occidentale di Central Park, all’incrocio fra Broadway e la Eighth Avenue. Il monumento fu finanziato dalla raccolta di fondi promossa dal giornale “Il Progresso Italo-Americano”, principale portavoce della comunità italo-americana, fondato nel 1880 e diretto da Carlo Barsotti, tra i principali immigrati cosiddetti “prominenti”, che ne promuovevano l’identità e l’eredità culturale, favorendo una integrazione delle élites etniche nella società statunitense “bianca” che invece risultò tutt’altro che agevole per la massa degli emigrati di origine popolare e proletaria (i “neri italiani”), che perpetuarono i tradizionali riti cattolici e i dialetti regionali. La statua in marmo – opera dello scultore Gaetano Russo – si erge su un piedistallo in granito alto 70 piedi (21 metri circa), decorato con rilievi in bronzo raffiguranti le tre storiche caravelle di Colombo; ai piedi della colonna vi è un angelo che sorregge il globo. Erano le immagini abitualmente utilizzate nella parata in costume che a New York andò imponendosi negli anni come il momento rituale e spettacolare più emblematico del Columbus Day, che dal 1909 entrò nel calendario ufficiale delle feste civili nella città metropolitana. La parata diventò un appuntamento assai popolare: essa si tiene sulla Fifth Avenue, dalla 44th alla 72nd Street e per l’occasione sfilano bande in festa, carri e figuranti suddivisi in gruppi, con migliaia di partecipanti.

Figura L2 Una delle prime immagini di Columbus Circle (1907), eretto nel 1892 a New York, distretto di Manhattan, con al centro il monumento a Cristoforo Colombo.

Fonte: Library of Congress’s Prints and Photographs, Geo. P. Hall & Son.

Nel primo Novecento furono diverse le città statunitensi in cui l’edificazione di una statua in onore di Colombo (come accadde a Washinton nel 19124) andò di pari passo con l’avvio di celebrazioni nella ricorrenza del 12 ottobre a opera delle comunità italo-americane; non mancarono già allora campagne e pressioni contro gli “stranieri” e la religione cattolica (promosse dal Ku Klux Klan), per impedire la dislocazione in spazi pubblici di statue in onore di Colombo. Fu comunque il regime fascista, nello sviluppo dei suoi progetti politici e culturali volto alla costruzione di un “impero latino” nel mondo, a inserire la festività del 12 ottobre (anniversario della Scoperta dell’America) nel calendario ufficiale delle celebrazioni, con esplicite proiezioni transnazionali. Essa divenne l’occasione in cui costruire un forte consenso nelle comunità italiane dell’emigrazione oltre oceano; come accadde negli Stati Uniti, a New York in primo luogo, dove Generoso Pope (il nuovo direttore del giornale “Il Progresso”) utilizzò il Columbus Day per promuovere manifestazioni apertamente filo-fasciste. L’influenza delle élites italo-americana fu tale da comportare una sempre più decisa legittimazione. Nel 1937 il presidente Franklin Delano Roosevelt riconobbe il Columbus Day tra le manifestazioni annuali del calendario civile. Nel 1971 invece, corrispondendo al ritorno nel discorso pubblico un revival etnico “bianco”, esso fu riconosciuto come giorno festivo federale, in tutto il Paese. Nella metropoli di New York il Columbus Day divenne in grado di rivaleggiare (simboli e colori, cibo e socialità comunitaria) persino con la grandiosa festa irlandese del Saint Patrick Day (ogni 17 marzo, a New York e Boston in particolare).

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Cfr. L’inaugurazione del monumento a Cristoforo Colombo a Washington, in «L’Illustrazione Italiana», 1912, I semestre, p. 652.