5.3 I colori del patriottismo e del nazionalismo

Fu nel 1911, in occasione del cinquantenario dell’unificazione, che il giubileo della nazione produsse differenziati e conflittuali linguaggi simbolico-cromatici. Se già le celebrazioni del 1895 per i primi 25 anni di Roma capitale avevano rappresentato uno snodo significativo nel processo di ideologizzazione del culto patriottico, il fenomeno si ripresentò ancor più enfatizzato tra il 1909 e il 1911, nel corso del fitto programma di cerimonie civili e di esposizioni internazionali allestite nelle tre capitali dell’Italia unita (Torino, Firenze e Roma). Le celebrazioni prefigurarono i temi e il linguaggio della nuova retorica nazionalista. Il dilemma tra patria e nazione si trasformò in un vero e proprio conflitto di identità per il movimento socialista; quando la radicalizzazione in senso nazionalista della vita sociale e politica indusse numerosi intellettuali a mettere in discussione l’originaria fede socialista e a ripensare il concetto di patria. Le forme della mobilitazione patriottica si innestavano su tendenze di più lungo periodo, ma erano state la ripresa della politica coloniale nel Mediterraneo e la guerra di Libia a incentivarne l’eco presso una più ampia opinione pubblica. Venne altresì rinsaldata la sintonia tra l’identità cattolica e il patriottismo borghese, con una ricomposizione tra le liturgie religiose e i culti civili, resa possibile dalla condivisa commemorazione dei caduti. La prevalente contesa simbolica non sarebbe stata, come in passato, tra i laici e i clericali ma soprattutto tra i fautori della nazione e lo “straniero interno” socialista.

Fu allora comunque che si sarebbe consumato il rapporto tra un movimento socialista attraversato da profonde fratture e i diversi intellettuali che un tempo avevano manifestato simpatie per esso. Emblematico fu il caso di Giovanni Pascoli, passato dapprima da una idealizzazione poetica della “piccola patria” nativa a una sorta di socialismo patriottico (con un rimotivato mito di Garibaldi), per poi abbracciare un “socialismo nazionale” ante litteram – anche attraverso sentimenti irridentistici e panlatinisti – e infine approdare a un nazionalismo populistico con venature coloniali e imperialistiche. Il progressivo posizionamento di Pascoli nell’area dell’antisocialismo avvenne nel segno del rifiuto della conflittualità sociale, rivendicando la guerra coloniale e la figura dell’esercito in armi come momento di riunificazione di tutti gli italiani. Quando egli, il 26 novembre 1911, nel piccolo borgo toscano di Barga, salutò i movimenti coloniali dell’Italia «grande proletaria» verso la Libia come necessaria risposta ai problemi dell’emigrazione,6 l’eco diffusa del suo discorso dimostrò la sintonia con una parte importante dell’opinione pubblica.

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G. Pascoli, La grande proletaria si è mossa, che si riprende da N. Valeri, La lotta politica in Italia, cit., pp. 339-347.

Erano pulsioni correnti nel corto circuito determinatosi nei rapporti tra cultura e politica, quando nella rappresentazione della nazione la retorica mitico-simbolica del poeta e scrittore Gabriele D’Annunzio si andò sostituendo all’oratoria pedagogica e civile di Carducci. La simbologia sabauda era presente con lo scudo crociato, accanto alla scritta che ricordava l’anniversario del cinquantenario. Fu sul binomio biancorosso dello scudo sabaudo, collocato nel lembo bianco del tricolore, che i cartellonisti pubblicitari insistettero maggiormente nel definire gli equilibri cromatici dei manifesti prodotti in occasione delle celebrazioni del 1911.

I colori sabaudi invece furono gratificati attraverso la sanzione dell’azzurro come tinta cromatica delle divise portate dalle compagini sportive che scendevano in campo in rappresentanza della nazione. Nel caso dell’azzurro, la sua popolarità era indubbiamente dovuta all’evocazione del colore caro a Casa Savoia. Fu in forza di un tale aggancio al colore del drappo che accompagnava lo stemma dinastico della famiglia reale che nel 1911, nel clima di diffuso patriottismo monarchico, l’azzurro sarebbe stato adottato dalla compagine nazionale di calcio per la propria casacca. La prima partita in divisa azzurra si ebbe il 6 gennaio 1911, presso l’Arena di Milano, in occasione di un confronto con la nazionale di calcio dell’Ungheria.7 Il colore azzurro, con tanto di vistoso scudo rosso con croce bianca, in onore dei Savoia, sul petto degli atleti, sarebbe diventato da allora il simbolo cromatico delle compagini sportive nazionali.

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Italia calcio, «L’Illustrazione Italiana», I semestre, (1911), che si può vedere anche in p. 131.