4.4 Simboli e colori dell’“Italia cattolica”

Il processo di integrazione nazionale e di costruzione del consenso attorno alle istituzioni liberali avvenne nella contrapposizione con la Chiesa. Ciò ebbe una continua rappresentazione sul piano simbolico-cromatico, in relazione tanto al valore dato alla bandiera nazionale che alle declinazioni cromatiche tramite le quali si espressero i tratti identitari di movimenti e associazioni, spesso in una peculiare coniugazione tra patriottismo cattolico e tradizione civiche municipali di ascendenza neoguelfa. In un periodo in cui la Chiesa era impegnata a contrastare il processo congiunto di laicizzazione dei costumi e di secolarizzazione del potere, ancor prima che sul piano politico e organizzativo la controffensiva si sviluppò sul terreno culturale e religioso, attraverso la reviviscenza dei culti tradizionali e un forte rilancio delle pratiche liturgiche; in primo luogo tramite il culto della Madonna, vestita secondo la tradizione artistica di bianco e azzurro vestita. L’opposizione cattolica si manifestò infatti anche attraverso i colori, con gradi di distacco dal tricolore nazionale e nella correlazione tra esso e i simboli religiosi. Al patriottismo risorgimentale della nazione il “contro-mondo” cattolico opponeva un proprio patriottismo di matrice guelfa e municipale; le bandiere papali, intessute di simboli cristiani risalenti al mito dell’imperatore Costantino, portavano il giallo e il bianco, i colori della tradizione pontificia, ma i vessilli delle associazioni cattoliche avrebbero privilegiato le combinazioni tra bianco e rosso, i colori già preferiti dalle città guelfe.

Dopo il 1870 il Vaticano aprì una questione di legittimità nei riguardi dello Stato italiano. In Italia come nei paesi cattolici e monarchici dell’Europa meridionale, divenne consueto l’uso del termine “nero” come sinonimo di “clericale”, nell’accezione plurale di “papista”, “reazionario” o “borbonico”. Era il significato che già in Francia Louis Stendhal, nel suo romanzo Le Rouge et le Noir (1830), aveva attribuito ai “noirs”, ovvero ai cattolici contro-rivoluzionari, in quel caso fautori allo stato monarchico della dinastia dei Borbone. Ancora più nel merito, nella società transalpina del primo Ottocento, nel linguaggio politico, la demonizzazione dell’avversario da parte di democratici e anarchico-socialisti si sarebbe avvalsa del colore nero per simboleggiare il privilegio e quindi la figura del prete; una rappresentazione estesa all’immagine del ricco borghese. Nel corso degli anni Settanta inoltre, era attiva l’Internazionale nera, una organizzazione segreta cattolica, presente in vari paesi europei e dipendente direttamente dal Vaticano, con lo scopo di far da argine alla diffusione di liberalismo, massoneria e socialismo.

A Roma la Basilica di San Pietro, meta di continui pellegrinaggi, appariva come un palcoscenico animato da un colorato universo umano, non riconducibile solo alle cerimonie e alle immagini religiose, nonché ai tradizionali colori della liturgia cattolica. Lo spettacolo delle cerimonie religiose era solitamente ricco di coreografie accattivanti, con segni e colori identitari. L’ostentata esposizione, in pellegrinaggi e cerimonie, delle bandiere associative avrebbe fatto emergere il colore bianco come collante cromatico di un mondo cattolico da tutelare e rappresentare. Si andò formando comunque una coppia di colori bianco-rosso, ben visibile nel ridestato culto del Sacro Cuore. Anche sulla scorta di perseguito rilancio del progetto di ricristianizzazione della società, la sua diffusione avvenne attraverso una pervasiva devozione verso la figura del Cristo redentore.

Alla formazione culturale e all’apprendistato politico dell’“Italia cattolica” concorrevano non solo modelli pedagogici diversi, ma altrettante declinazioni territoriali. Proprio dalla dimensione municipale e dalla conquista delle amministrazioni locali sarebbe stata legittimata l’immagine duplice dell’“Italia bianca”: ovvero sia attraverso l’identificazione dei cattolici nella preferenza cromatica dei loro vessilli sia tramite la rappresentazione dei comuni “bianchi” come snodo anti-statalistico della invocata “nazione cattolica”. Rispetto al processo di secolarizzazione della vita pubblica, nelle realtà laddove la presenza era talmente radicata da svolgere in modo precoce compiti di governo amministrativo – come nel caso della “Bergamo bianca” –, il mondo cattolico promesse una sorta di doppia opposizione ai rituali monarchico-liberali (primo tra tutti la festa dello Statuto). La contestazione non era solo verso uno Stato che i cattolici intransigenti non volevano legittimare, ma anche nei confronti del processo di accentramento dei rituali civili che le nuove istituzioni promossero. Fu infatti sul piano della tradizioni municipali e comunitarie che, ancor prima di accettare la competizione politico-elettorale nello scenario nazionale, si sarebbe manifestata la difesa di un’autonomia sul piano anche simbolico-cromatico. Nel solco delle tradizioni medioevali e guelfe, fu ancor la coppia bianco-rosso a emergere diffusamente. Il movimento cattolico si rendeva interprete di istanze che potremmo dire della “piccola patria”, in antitesi con l’ufficiale cultura sabauda che calava dall’alto e nella riproposizione invece della radice cristiana dell’identità comunitaria.

Fino al primo Novecento fu quasi impossibile riscontrare vessilli associativi che portassero il tricolore italiano. Quanto la dimostrazione del sentimento religioso stesse mutando gli scenari pubblici tra i due secoli, stemperando la contrapposizione ideologica tra Stato e Chiesa ma non eludendo la distinta rappresentazione simbolico-cromatica, si vide però già in occasione della celebrazione dell’Anno Santo nel 1900. I culti popolari del Sacro Cuore e della Madonna, nella riproposizione di altrettante coppie di colori (bianco-rosso nel primo e bianco-blu nel secondo caso), ebbero come riflesso la produzione massiccia di cartoline e immaginette che andarono a popolare le case degli italiani; come segno di una crescente e ricomposta coniugazione tra fede e sentimento nazionale.