4.3 Nazione e fede religiosa

Se già nel corso del Risorgimento era stato tentato un innesto della tradizione religiosa nel moto di unificazione nazionale – basti pensare al neoguelfismo di Vincenzo Gioberti –, con la nascita dello Stato liberale e il dispiegarsi della pedagogia patriottica (soprattutto dopo la metà degli anni Settanta), l’“Italia cattolica” non abbandonò affatto il terreno della mitologia nazionale. Nei propositi ancor prima che nei fatti, si diede forma a un’idea di nazione distinta da quella ufficiale, rivendicando una legittimità morale e storica all’“Italia cattolica” e alla tradizione religiosa popolare. Le spie delle declinazioni patriottiche presenti nel mondo cattolico si ebbero laddove lo Stato liberale tentava invece di affermare una propria mitologia nazionale. Con la riorganizzazione dell’Opera dei congressi all’inizio degli anni Novanta, la riproposizione di un integralismo cristiano, che si avvaleva di ammodernate forme di comunicazione, comportò una decisa propensione a riconquistare gli spazi pubblici, con un rilancio in grande stile di processioni, pellegrinaggi, manifestazioni giubilari e feste religiose in occasione di anniversari del calendario sacro. I cattolici si ergevano in rappresentanza dell’“Italia esclusa”, nella rivendicazione di modelli di società e di sistemi di valori propri, sulla cui base riformulare le coordinate morali della vita pubblica e ridefinire lo stesso concetto di patria italiana. Nel corso di una conferenza, per esempio, indetta dal Circolo cattolico per gli interessi di Napoli nella giornata del 20 settembre 1895, nella voluta concomitanza con le celebrazioni per la festa civile, emergevano le ragioni storiche e politico-culturali di quell’“altra” Italia (religiosa e cattolica). La data del 20 settembre 1870 era funesta perché «in quel giorno fu triplice oltraggio» :

Contro natura, perché figli degeneri al proprio padre attentarono nel suo indifeso, estremo rifugio. Contro la Religione che si tentò di atterrare nel suo Augusto Capo costruito sotto nemiche potestà, privato perciò di quella reale indipendenza indispensabile al libero esercizio del suo supremo, universale ministero. Contro la Patria, offesa dal marchio d’ingratitudine impresso verso il Papato cui deve tutto, dal primato religioso a quello civile.7

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XX settembre. Il Papa e l’Italia. Conferenza letta dal conte Francesco Parlati al Circolo cattolico per gli interessi di Napoli nel 20 settembre 1895, Napoli 1895, p. 4.

Sempre negli anni di fine secolo, interrogandosi sugli indirizzi assunti dall’attivismo dei cattolici intransigenti riuniti nell’Opera dei congressi, uno dei più noti pubblicisti cattolici, Filippo Crispolti, colse con realismo il senso di quel rinnovato impegno sociale e politico. Si era aperto un periodo di «operosità cattolica» che, senza dismettere le forme di tradizionale sostegno alle proprie istituzioni (le celebrazioni, le petizioni, gli omaggi al papa ecc.), aveva comportato la creazione di un’«Italia clericale» attrezzata e battagliera.

La sua circoscrizione, analoga e aderente a quella ecclesiastica, era stata prescelta non solo perché avesse in una base storica un adagiamento naturale, ma per rendere visibile ed effettiva l’unione del popolo militante colle autorità della Chiesa. Poiché la caratteristica di questo moto, che restava laico, era stata messa nel chiamare il laicato a propugnare col clero la causa della Chiesa, ed era caratteristica tutta moderna.8

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F. Crispolti, I Congressi e l’organizzazione dei cattolici in Italia, in “Nuova Antologia”, 1897, p. 682.

Con una tale rete associativa e con l’impegno militante a cui i laici aderirono, si era prefigurato il circuito di relazioni attraverso cui coniugare cattolicesimo e patriottismo, sulla base quindi di un fondamento morale e religioso. Consumatasi la definitiva scissione tra le due sfere di potere, religiosa e civile, all’indomani del 20 settembre 1870 nei riti pubblici la compresenza di autorità politiche e autorità ecclesiastiche si era avuta eccezionalmente nel 1887, per le commemorazioni dei caduti nella guerra coloniale italiana in Abissinia. Occorrerà aspettare il nuovo secolo per un effettivo reincontro tra fede e nazione, nel clima di avvicinamento alle istituzioni liberali minacciate dai “senza patria” sovversivi, che riscontrò il suo apice con i riti funebri per i morti nella guerra di Libia.