3.1 I caratteri transnazionali del primo socialismo

L’orizzonte del socialismo italiano permette di evidenziare la presenza di una fitta trama di ascendenze culturali, ben oltre le eredità ideali del “socialismo risorgimentale” (tra Carlo Pisacane e Giuseppe Ferrari). Ci si muove pertanto tra l’Italia e l’Europa, tra Imola e Milano, Roma e Parigi (Ginevra, Londra e Bruxelles ecc.), facendo interagire spazi diversi nel nesso; il nesso tra socialismo e “patrie” (municipale, nazionale, trans-nazionale).

Andrea Costa (1851-1910) fu un personaggio esemplare per ripensare i caratteri e i valori del socialismo delle origini. Appena ventenne ai tempi della Comune parigina (1871), egli fu sostanzialmente estraneo a una visione operaista e classista del divenire sociale. Passione politica, slancio etico e sentimenti esistenziali (relazioni d’amore e d’amicizia) arricchirono i tratti di una forte personalità. Egli faceva del “popolo” il soggetto e insieme l’oggetto dell’azione politica; ricollegandosi alla tradizione democratico-garibaldina e però andando oltre, fino a incontrare dapprima l’anarchismo bakuniniano nel quadro della Prima Internazionale e quindi a promuovere la costituzione del Partito socialista rivoluzionario di Romagna (1881). Da una parte si guardò al populismo rivoluzionario russo, assimilato grazie ad Anna Kuliscioff negli anni del loro legame sentimentale (tra fine anni Settanta e metà anni Ottanta). Dall’altra influì il socialismo franco-belga, i cui testi erano presenti in buon numero nella sua biblioteca. Egli era del resto noto tra i leaders socialisti per essere uno straordinario poliglotta e per le sue capacità oratorie. «La prosa di Costa era il lievito del tempo. Era una prosa gagliarda, virulenta, che andava per l’Italia come lava incandescente»,1 scrisse il giornalista Paolo Valera, ricordando il segno distintivo del «primo deputato socialista». A sua volta il sindacalista Rinaldo Rigola, nel rimarcare la straordinaria versatilità linguistica di Costa, scrisse di un’oratoria che possedeva una miscela singolare di passionalità e cultura, vivificate da un personale «intuito sentimentale».2 Con leaders popolari come Costa si andò formando il tipico linguaggio socialista nella politica del secondo Ottocento.

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P. Valera, Il primo deputato socialista, in «La folla», 4 gennaio 1903.

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R. Rigola, Costa poliglotta, «Avanti», 19 gennaio 1910.

Costa appartenne a quella generazione di internazionalisti di passaggio, tra I e II internazionale, che furono parte viva delle lotte nella terra d’origine, ma che mantennero contatti transnazionali attraverso le diaspore politiche e le migrazioni per motivi di lavoro, tra Europa, Mediterraneo e Americhe. Se il Risorgimento italiano e la Comune francese risultarono gli eventi che ispirarono la sua azione politica, furono gli ideali, le terre e le pratiche dell’internazionalismo a guidare la sua azione politica negli anni decisivi della giovinezza (tra 1872 e 1882). Le sue terre furono quelle della Prima internazionale: spazi regionali ancor prima che nazionali, come le organizzazioni che la componevano: tra Romagna ed Emilia, i cantoni svizzeri e in particolare Lugano, i dipartimenti e le regioni francesi dove si radicarono diverse comunità di italiani emigrati (sulla costa della Provenza, nella Camargue, tra Marsiglia e Nizza, ancor prima che a Parigi). Osservando e conoscendo in prima persona le esperienze del socialismo europeo (francese e belga in particolare), Costa seppe arricchire l’emergente socialismo contadino e popolare di forti contenuti morali, secondo un modello pedagogico di apprendistato alla politica dimostratosi capace di coniugare le istanze etiche del mazzinianesimo con quelle della rivendicata giustizia sociale. Egli era per antonomasia “l’internazionalista”, conosciuto come tale dalle polizie di molti paesi d’Europa. La sua biografia è emblematica poiché essa rappresenta la complessità di militanza e prassi nei diversi contesti locali e territoriali, eclettismi e varianti, reti regionali e contratti internazionali, attraverso le quali si è configurato il socialismo italiano ed europeo nei decenni di fine Ottocento; in sintesi, dalla Comune parigina all’affermazione di partiti nazionali e della Seconda Internazionale socialista (sorta nel 1889 e collassata nel 1914, con lo scoppio della guerra mondiale). Se Costa ebbe un ruolo meno attivo nella II Internazionale, dal 1900 fu corrispondente italiano (con Filippo Turati ed Enrico Ferri) dell’ufficio di coordinamento dei partiti socialisti a Bruxelles: il Bureau Socialiste International (BSI). Risalta ma è ancora poco noto il suo impegno a far conoscere l’attività della Seconda Internazionale in America latina, con attenzione al rapporto con le organizzazioni dei lavoratori italiani emigrati, in particolare in Argentina, per i quali egli si fece portavoce presso l’Internazionale e laddove ben radicate erano le comunità transnazionali anarchico-libertarie.