Quello anarchico e socialista fu un movimento pluralista ed eclettico, la cui storia richiede il superamento di ogni restrizione dottrinale, in modo tale dar voce a libertari e internazionalisti, massimalisti e riformisti, rivoluzionari e sindacalisti. Occorre un’attenzione alla “scala” diversa dell’indagine storica, che rifletta lo spazio locale in quello trans-nazionale, attraverso la storia sociale delle istituzioni (partiti, sindacati, gruppi di pubblicisti intorno a giornali e riviste ecc. ) e di frammenti della “vita vissuta” dei protagonisti, in un intreccio spesso inestricabile tra passioni politiche e sentimenti privati. Più che tracciare la storia delle organizzazioni internazionali, per poi dall’“alto” e dal “centro” riflettere sulle singole sezioni nazionali e subnazionali, sembra più opportuno ricostruire alcune delle reti transnazionali di relazioni e scambi che si crearono tra Italia e paesi tanto dell’Europa che delle Americhe; in un periodo, quale quello della seconda metà dell’Ottocento, che continuò a registrare l’intensa mobilità dei militanti, lungo le rotte dell’esilio e dell’emigrazione transoceanici.
Rispetto al comune sostrato più propriamente politico del primo internazionalismo, tra i due secoli emersero anche i caratteri che avrebbero distinto il socialismo legalitario e istituzionalizzato dal magmatico universo della cultura libertaria e anarchica. In nome dell’enfasi posta sulla libertà individuale e della diffidenza verso gli imperativi organizzativi che si andranno affermando nei movimenti socialisti, in Italia e nei paesi dell’Europa meridionale (tra Francia, Spagna e Portogallo) si crearono diffuse e persistenti “comunità immaginarie” anarchico-libertarie, tanto fragili e disperse sul piano politico-organizzativo per quanto coese sul piano culturale, grazie al condiviso immaginario retorico e iconografico, simbolico e rituale, che alimentava la galassia popolare dell’universo “sovversivo”. Inoltre, se la dimensione transnazionale caratterizzò l’originaria fase internazionalista (tra anni Sessanta e Ottanta), mentre nel caso dei movimenti socialisti essi si svilupparono soprattutto in Europa e con organizzazioni nazionali, l’anarchismo italiano, causa la necessità imposte dall’esilio e dall’emigrazione, fu intrinsecamente connotato dal continuo attraversamento di confini nazionali, in uno spazio che si estese dal Mediterraneo all’oltre Atlantico (tra Europa, nord Africa e Americhe).