CAPITOLO 2 Il mondo liberale

Il processo di unificazione nazionale e la costruzione dello Stato postunitario avvennero nel segno dell’ideologia monarchico-liberale. Mentre l’universo dei valori liberali rifuggiva da ogni contaminazione con le idee giacobine della Rivoluzione francese, le sue origini risalivano egualmente al secondo Settecento, ai moti riformatori illuministici. Fu nel Risorgimento che anche il liberalismo italiano maturò i suoi valori politici e culturali. Attorno al 1848, assecondando gli indirizzi riformatori del sovrano Carlo Alberto, nel Regno di Sardegna gli esponenti di punta dell’intellettualità liberale misero a fuoco le direttrici essenziali lungo le quali si sarebbe svolta la storia del liberalismo italiano postunitario. La prospettiva fu quella del «progresso moderato», così come la delineava Massimo d’Azeglio nel 1847, prefigurando all’«opinione nazionale italiana» l’obiettivo dell’unificazione degli stati regionali.1 Dopo il ’48 e la permanenza del Regno di Sardegna – a differenza di tutti gli altri stati regionali – nel solco del costituzionalismo europeo grazie allo Statuto albertino, fu Camillo Benso conte di Cavour a promuovere la centralità del parlamento. In sintonia con i princìpi della moderna rappresentanza, esso doveva essere il fulcro grazie a cui affermare nella prassi politica la trasformazione del sistema costituzionale (con il primato delle prerogative dei Savoia) in un regime nel quale gli atti di governo fossero soggetti alla legittimazione della Camera elettiva. Furono gettate in tal modo le basi del costituzionalismo liberale italiano, assunto come ideologia fondante l’unità politica e istituzionale del Regno d’Italia.

×

M. d’Azeglio, Proposta di un programma per l’Opinione Nazionale Italiana, Firenze 1847, p. 45.