15.7 Politica, piazze e social media

L’insieme di quelle mobilitazioni – di popolo e “populistiche”, ognuna a suo modo – contrassegnò i mutamenti dell’arena pubblica nell’Italia del XXI secolo. Furono i “girotondi” intanto, in Italia, l’occasione in cui per la prima volta i siti internet funsero da collante e propulsore di una rete di gruppi di cittadini dediti a un impegno pubblico di natura politica.28 Fu invece la grande manifestazione di massa promossa dalla Cgil per difendere l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e contro il colpo di coda del terrorismo (con l’assassinio del giuslavorista Marco Biagi), a compendiare il caleidoscopio colorato delle diverse culture generazionali. «Padri e figli» insieme, osservarono le cronache,29 «contro il terrorismo e per i diritti». Sarebbe accaduto ancora al “Berlusconi day”, palcoscenico del “popolo viola”. Emblematica fu la figura di «San Precario» nel gruppo dei blogger promotori dell’iniziativa via web; era la figura emblematica della perduta centralità del lavoro nell’epocale trasformazione sociale e produttiva in senso liberistico che si ebbe nel passaggio di secolo. Dalla rete dei social media alla piazza il passo era stato breve: si incontrano «tanti individui, ognuno dei quali porta la propria specificità, rappresenta la propria situazione».30

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Cfr. Il movimento dei “girotondi”, in http://www.storiaxxisecolo.it/g8/Noglobal9.htm.

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A. De Nicola, L’invasione colorata di Roma “Mai così tanti in piazza”, www.larepubblica.it, 23 marzo 2002.

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Il futuro del popolo viola, in «MicroMega», n. 1, 2010, p. 22: intervento di G. Mascia, di cui si veda , Il libro viola. Storia del movimento No B-Day, Baldini Castoldi, Milano 2010.

La gestazione del “Berlusconi day” rappresentò un passaggio di rilievo nel panorama delle manifestazioni di piazza. «Noi non abbiamo inventato niente – raccontò l’organizzatore –, tutti insieme, collegati in Rete, abbiamo solo tirato le fila di qualcosa che – prima o poi – doveva esplodere, perché c’era un’esigenza di politica grande come una casa, altro che antipolitica». Partiti ed élites politiche di entrambi gli schieramenti furono «spiazzati», «quando un intero Popolo si è messo in marcia, dopo essersi auto-convocato e auto-organizzato senza chiedere il permesso a nessuno, solo utilizzando Internet e social network».31 Fu facebook lo snodo nevralgico della mobilitazione, in grado di dar voce a una rete di oltre 100 gruppi sorti localmente. «Il popolo viola chiede la parola», fu lo slogan che più sedusse l’immaginario e avrebbe rappresentato la memoria del movimento anche in seguito. E così fu in occasione del “ritorno” delle donne in piazza: alla petizione, pubblicata in rete dal movimento “Se non ora quando”, risposero in tantissime; dimostrando la forza aggregante e mobilitante del web e dei social media.32 Le mobilitazioni sorgevano e si componevano ormai grazie a inediti protagonisti e reti di relazioni: i social media (facebook, twitter, instagram) intecciavano la vita quotidiana degli individui, i sentimenti di gruppi e comunità, una persuasiva e seducente comunicazione politica. La connettività sostituiva legami tradizionali e alterava le gerarchie convenzionali.

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Ivi, p. 13.

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N. Dentico, Presto altre piazze di donne il 13 febbraio sfida i politici, «la Repubblica»,15 febbraio 2011.

Il problema era riuscire a non disperdere le energie messe in moto, creando un senso di aggregazione e di comunità da far pesare sul piano politico-istituzionale: emerse la riserva di energie presenti nella società civile, rispetto alla crisi di valori e di rappresentanza patite da partiti, sindacati ed élites. È un dilemma che sembra riproporsi; come accadde con l’emergere del movimento “Le sardine”,33 sorto a Bologna in occasione delle elezioni regionali in Emilia-Romagna del 26 gennaio 2020 e diffusosi in tutta Italia. La prospettiva di una conquista leghista della “regione rossa” per eccellenza ingenerò un protagonismo giovanile che rivitalizzò l’universo disperso e rassegnato della vecchia e nuova sinistra sociale e ambientale, transnazionale ed europeista. Un movimento giovanile anti-sovranista coniugò il rifiuto di un linguaggio politico costruito sull’odio e sulla “paura” (l’“avversario”, l’immigrato, il “popolo degli altri”), ridestando un valori identitari della Repubblica democratica come l’antifascismo e i principi costituzionali. Con una sostanziale differenza rispetto al passato e ad analoghi movimenti europei: non si coltivò l’anti-politica (come nel caso anche del primo Movimento 5 Stelle) e anzi si prospettò la volontà di riempire un vuoto di rappresentanza, chiedendo ad essa di sviluppare contenuti e risolvere problemi: il “popolo delle sardine” riempiva le piazze per chiedere alla politica di tornare ad occuparsi del bene pubblico.

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Redazione, Analisi social, le Sardine sono il nuovo che avanza nella politica italiana: i dati, 24 febbraio 2020: https://www.ilriformista.it/

Nella complessa relazione tra la crisi della democrazia rappresentativa e la proliferazione di fenomeni populistici, linguaggio politico e social media prefigurano qualcosa di assai diverso dalla “forma-partito” che si affermò nel corso del Novecento: una “macchina organizzativa”, strutturata nel territorio e di massa. Come rappresentare il popolo sovrano con le pratiche della “cittadinanza attiva”? Lo sguardo al passato aiuta a meglio intendere le sfide per un ridestato e vitale patriottismo repubblicano: tramite i valori identitari di una storia transnazionale dell’Italia e degli Italiani che tenga insieme le culture civiche territoriali con l’autogoverno urbano, la centralità del lavoro con l’europeismo, le aspirazioni egualitarie e l’ideale di una mite politica alimentata da forti passioni civili.