14.1 Un ambientalismo in cerca di rappresentanza

Come eredità dei movimenti pacifisti del Sessantotto e degli effetti della crisi energetica, nel corso degli anni Settanta, in diversi paesi europei andò emergendo un movimento ambientalista. Il più significativo sorse in Germania occidentale, con accesso in parlamento nel 1983. L’anno successivo un movimento analogo sorse in Francia. In Italia, con la creazione nel novembre 1986 della Federazione nazionale delle liste verdi, prese avvio la partecipazione alle elezioni e alla vita parlamentare, con la formazione di un nuovo soggetto politico in rappresentanza di movimenti e associazioni di natura ecologista. Il simbolo adottato fu il “Sole che ride”, già presentato alle elezioni amministrative del 1985 in undici regioni, mutuato direttamente dal movimento antinucleare danese. Il profondo turbamento creato nel 1987 dallo scoppio della centrale nucleare di Chernobyl fu un fattore di accelerazione di analoghi movimenti anche altrove. In Italia però un punto di svolta nella formazione di una cultura ambientalista ed ecologica si era avuto il 10 luglio 1976, dopo che il disastro di Seveso (in Lombardia), una fuoriuscita di diossina da una fabbrica chimica, pose inediti dilemmi circa le conseguenze sul piano sanitario, sociale ed economico.

L’esordio del movimento era stato comunque nelle manifestazioni del nuovo pacifismo; contro la proliferazione dei missili intercontinentali, dovuta a un ritorno della Guerra Fredda e del riarmo atomico, ritornarono i colori dell’arcobaleno. Il 27 febbraio 1981 centomila persone sfilarono nell’annuale marcia della pace da Perugia ad Assisi; essa diede avvio al vasto movimento pacifista degli anni Ottanta, che si incrociò con la mobilitazione del movimento antinucleare. L’epicentro della campagna pacifista fu la cittadina siciliana di Comiso, individuata come la sede di una base Nato dove installare missili americani Cruise, ritenuti necessari per contrastare la preponderanza dei missili sovietici SS20.

La natura ideale e progettuale dei movimenti “verdi” evidenziò il carattere transnazionale della cultura politica ambientalista, presto emersa e consolidatasi nel parlamento europeo. Esso contribuì inoltre a mettere in discussione l’asse sinistra-destra e le identità ideologiche tradizionali. L’ambientalismo costrinse le ideologie a ridiscutere il comune credo nello sviluppo economico come prerequisito di ogni forma di superiore civiltà. In ragione di una riscoperta dei valori liberali dei diritti civili e della difesa dei beni ambientali, nel movimento verde si ritrovarono militanti della galassia anarchico-socialista così come i giovani della nuova generazione cresciuta ascoltando la musica rock.1 Pur avendo incontrato adesioni soprattutto tra i giovani scontenti della sinistra “storica” ed extra parlamentare, l’ambientalismo indusse l’ideologia marxista ad una riflessione critica sulle compatibilità di uno “sviluppo sostenibile”. Il riflesso cromatico di una tale sensibilità alimentò una continua dialettica tra i colori rosso e verde.

×

Cfr., per esempio, L. La Spina, L’anarchico ormai ama il verde, «La Stampa», 28 settembre 1984 e F. Colombo, Ora il mondo si cambia con il rock, ivi, 17 febbraio 1985.

Interprete originale del movimento dei verdi fu in Italia Alexander Lange, già consigliere regionale in sud Tirolo e poi parlamentare europeo; il superamento dei tradizionali confini tra sinistra e destra doveva comportare l’individuazione di un diverso terreno di distinzione.2 Il movimento ecologista doveva stare “dentro” quel mondo (i giovani delusi dalla sinistra tradizionale) laddove era originato, cercando di influenzarlo e differenziandosene, fino ad acquisire una propria identità socio-politica attraverso le tematiche eco-ambientali e pacifiste, della sussidiarietà e dell’integrazione interculturale. Se anche in Italia l’ambientalismo rappresentò il primo esempio di reti associative attive nella sfera pubblica e non refrattarie ad accettare la logica delle elezioni, in realtà la rappresentanza politica – dal 1990 attraverso una rinnovata Federazione dei verdi – non sarebbe riuscita ad acquisire una rilevanza pari a quella goduta in altri paesi europei.

×

A. Langer, Perché tanto scandalo a sinistra? È vero, il verde non passa per la cruna dell’ago rosso, «Il Manifesto», 26 gennaio 1985.