13.6 La legittimazione della destra post-fascista
L’estraneità al sistema di governo e la sua inalterata immagine di partito “antagonista” permisero al Movimento sociale di portare a compimento il suo processo di legittimazione, già perseguito nella prassi parlamentare e amministrativa locale per quanto dissimulato da una cultura politica legata ai principi dell’ordine e del nazionalismo, nostalgica dell’eredità fascista. La legittimazione avveniva sul terreno lasciato scoperto dagli altri soggetti partitici, quindi più per riflesso della crisi che per un’effettiva revisione di radicate mentalità e gerarchie di valori. Essa avvenne tramite una trasmissione in diretta televisiva. Era l’8 aprile 1993 e anche per la capitale si stava avvicinando la data per la prima elezione diretta del sindaco, appena varata con una legge apposita. Nel corso di una trasmissione – dal titolo emblematico – «Il Rosso e il Nero» –, mentre lo studio era collegato con piazza Campo dei Fiori, il conduttore Michele Santoro lanciò un sondaggio: «Diteci voi il sindaco». Il risultato del voto telefonico fu sorprendente: al secondo posto, dopo il candidato verde-rosso Francesco Rutelli, si piazzò Gianfranco Fini, sopravanzando tutti gli altri papabili e soprattutto senza nessun candidato democristiano meritevole di una indicazione. La candidatura a sindaco, raccogliendo i voti moderati in libera uscita dai tradizionali partiti governativi, permise la legittimazione politica sua e del Msi nel nuovo scenario politico nazionale. «Roma da ricostruire. Fini la persona»,37 fu lo slogan della campagna elettorale, senza l’uso del simbolo di partito e con l’azzurro come nuovo cromatismo dominante per la destra nazionale post-fascista che si annunciava. Il manifesto principale di quella campagna mostrava Fini in camicia bianca, con giacca nera su una spalla e il tricolore che gli si appoggia sul polsino.38 Era una metafora cromatica che alludeva forse a complementari significati politici: il nero (il passato), il bianco (del politico non toccato da scandali e processi) e il tricolore (il possibile Campidoglio e certamente la conquistata ribalta politica nel nascente polo nazionale di centro-destra).
Nel volgere di pochi anni il Msi prefigurava il suo scioglimento in Alleanza nazionale, la formazione promossa nel gennaio del 1994 e che con la svolta di Fiuggi del 27-29 gennaio 1995, registrò la confluenza della grande maggioranza di militanti ed elettori del Msi. Transitando dall’ultimo congresso del Msi al primo di Alleanza nazionale, il segretario Fini prospettò l’identità e il ruolo del nuovo partito:
[...] è nata per davvero [...] una nuova, grande formazione politica; è nata quella che abbiamo chiamato la destra popolare [...]. È destra sociale, è destra dei valori, è destra della nazione. Ci siamo chiamati “alleanza” per intendere questo grande abbraccio con il nostro popolo, e “nazionale” per sottolineare che le nostre radici sono innanzitutto nella cultura, nella storia, nella tradizione del nostro popolo [...]. È destra certamente democratica, oltre i totalitarismi e oltre le ideologie. [...] la grande, vera, autentica ambizione della nostra Alleanza Nazionale è quella di aiutare l’Italia a entrare tutta intera, senza odi, senza divisioni, senza nemici in quel ventesimo secolo che è alle porte.39
La destra post-fascista poteva dire di aver finalmente conseguito una sua legittimità. Lo comprovò il consenso in voti, che passò dal 5,4% al 13,5%, grazie all’acquisito sostegno di una parte significativa del voto dell’“Italia moderata”, in cerca di nuova rappresentanza una volta venuta meno la tradizionale attrazione della Dc. Ai successi elettorali corrispose la spendibilità di un leader come Fini, dimostratosi abile interprete della personalizzazione della politica. Le strutture organizzative del Msi (soprattutto nelle regioni centromeridionali) si erano dimostrate già funzionali alla sopravvivenza dell’identità missina e ne permisero la trasformazione in un partito elettorale di massa con l’entrata in vigore del sistema di voto in senso maggioritario. La sanzione dell’efficacia dell’operazione politica perseguita si ebbe nelle elezioni politiche della primavera 1994, con il pieno coinvolgimento del Msi-An nel blocco elettorale di centrodestra, il cui successo permise l’entrata di esponenti post-fascisti alla guida di un governo della Repubblica. Nella trasformazione del Movimento sociale in Alleanza nazionale, il vecchio simbolo della fiamma tricolore fu rimpicciolito ma non scomparve. Seppure rielaborata, essa rimase invece centrale in partiti, movimenti o forze che non accettarono la svolta di Fiuggi e che riaffermarono la continuità dell’identità neofascista con il passato.