12.9 1978: un papa polacco per la Chiesa cattolica, un presidente popolare per la Repubblica

Un punto di vista transnazionale aiuta a comprendere la rilevanza dell’anno 1978 come passaggio essenziale sul piano della secolarizzazione del potere e di una universalizzazione della Chiesa cattolica. Mentre il 9 luglio 1978 il socialista Sandro Pertini (1896-1990) fu eletto presidente della Repubblica, il successivo 16 ottobre il conclave elesse nuovo papa un polacco, il cardinale Karol Woytila (1920-2005), il quale scelse il nome di Giovanni Paolo II. Se il settennio del mandato presidenziale incrociò solo una prima parte del lungo pontificato, esso fu assai rilevante nelle dinamiche politico-istituzionali e mediatico-culturali del Paese.

Giunto alla carica presidenziale all’età di 82 anni, con una prestigiosa militanza antifascista, nonché una carriera di primo piano all’interno delle istituzioni, attraverso esternazioni pubbliche frequenti sui problemi del paese e polemiche all’indirizzo dei partiti politici implicati in malaffare e corruzione, Pertini si impegnò in un’opera di rinnovamento dell’immagine delle istituzioni e di ricucitura del filo tra di esse e i cittadini;23 anche attraverso un rinnovato slancio del Quirinale e suo personale nel mettere a frutto le opportunità offerte dalla nuova arena dei mezzi di comunicazione di massa.

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A. Maccanico, Con Pertini al Quirinale. Diari 1978-1985, c. di P. Soddu, il Mulino, Bologna 2014.

Pertini intraprese numerosi viaggi all’estero, ritessendo i fili della tradizionale politica estera nazionale (verso l’Europa, l’area del Mediterraneo e le Americhe), ma allargando la visita nei paesi emergenti del continente asiatico. I mezzi d’informazione coltivarono l’interesse che il pubblico aveva per la inconsueta figura del Presidente della Repubblica, la cui eco rimbalzò presto oltre i confini nazionali. Grazie a Pertini i giornalisti stranieri scoprirono che l’Italia non era più il ventre molle della Nato o il corpo malato dell’Europa, ma un paese capace di entusiasmi e novità. Nel corso del settennato, a più riprese, la stampa internazionale avrebbe sottolineato la novità di quel Presidente così in grado di suscitare attenzione e simpatia verso la Repubblica italiana. Sul “Times” londinese: “Se gli italiani sono rimasti impressionati dall’immaginazione politica con cui Pertini si è mosso dal suo posto protocollare, essi sono rimasti addirittura incantati dalla sua volontà di separare gli impegni pubblici dalla vita privata”. Oppure il parigino “Le Monde”: “ […] è un fenomeno che ha mutato la natura stessa della nostra Repubblica e della sua politica stagnante. Oggi è dal Quirinale che giungono le iniziative più originali e più notate… Grazie a lui, aria pulita è passata sulle istituzioni repubblicane”. O ancora la “La Frankfurter Allgemeine Zeitung”: “Pertini immenso perfino accanto a papa Woytyla.24

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C. Angelini, In viaggio con Pertini. La vera cronaca del settennato, Bompiani, Milano 1985, p. 7, da cui si cita.

Con l’elezione di papa Giovanni Paolo II si consumò una storia secolare di pontificato italiano (dal 1522), con effetti dirompenti sia nelle politiche di evangelizzazione del cattolicesimo nel mondo sia nel rapporto in Italia tra chiesa e “partito cattolico”. C’era un senso di crisi e di instabilità nel Paese, che ebbe riflessi nei diversi orientamenti del conclave indetto dopo la morte di papa Paolo VI; egli era stato anche artefice di un tentativo senza esito di intercedere con le Brigate rosse per salvare Moro. Giovanni Battista Montini, arcivescovo di Milano, nel 1963 era stato eletto papa per contrastare le mire del “partito romano” (cresciuto intorno al papa Pio XII), inteso a perpetuare l’influenza della Curia papale sulla Dc e sulla politica italiana. L’eclissi dei progetti romani era cominciata con il Concilio Vaticano II voluto da papa Giovanni XXIII ed era continuata con la riforma della Chiesa e del suo governo perseguita da papa Paolo VI. Quindici anni dopo, in un mondo che stava cambiando in modo profondo, anche la riforma montiniana aveva perduto l’originaria impronta innovativa.

Se la politica italiana, anche quella della Dc, era ormai lontana dalla vita della Chiesa, essa cercava un interprete dei nuovi tempi: ciò che avrebbe significato il lungo pontificato di Giovanni Paolo II, durato dal 1978 al 2005. Il partito cattolico continuò a essere protagonista della politica italiana per un quindicennio; solo dopo il 1989 si sarebbe consumata del tutto la crisi della Dc, fino ad allora epicentro del sistema politico. La sponda religiosa e pontificia dall’altra parte del Tevere continuò a influire sulla sponda laica e secolare della capitale d’Italia. Fu comunque l’orizzonte universale della Chiesa cattolica a essere rilanciato in modo globale, all’indirizzo di tutto il mondo cristiano. Nel quadro di un orientamento sul piano dottrinale e dei costumi di carattere conservatore, Giovanni Paolo II intraprese sin dal principio del suo pontificato una forte azione politica e diplomatica contro i regimi comunisti, contribuendo in Polonia e nei paesi dell’Europa orientale a corrodere la solidità del “socialismo reale”; così come stigmatizzò il capitalismo e il consumismo occidentali, nella ricerca di una giustizia sociale che elevasse ovunque la dignità umana. Affermò una prassi di frequenti viaggi apostolici – oltre un centinaio lungo il suo pontificato – con lo scopo di sviluppare le relazioni tra nazioni e religioni diverse, nel segno di una evangelizzazione ecumenica.

Mentre il 18 febbraio 1984 proprio Pertini e papa Giovanni Paolo II poterono legittimare un nuovo Concordato tra Stato e Chiesa, sostitutivo di quello del 1929, la natura dei loro rapporti fu tale da trascendere il piano istituzionale e diplomatico. L’archivio del Quirinale registra numerose occasioni di “visite private”, laddove Presidente e Pontefice si vedevano per incontri conviviali al di fuori dei protocolli di stato. Si comportarono come vecchi amici ovvero – si è osservato – come “due vecchi contadini”.25 Invitando Pertini a colazione in Vaticano, il papa infranse quella tradizione che non permetteva di avere uomini politici italiani alla sua mensa. I loro incontri continuarono con altri pranzi e merende; al mare, sulla Marmolada e sull’Adamello (il 26 luglio 1984). I giornali e la televisione, nonché l’immaginario pubblico, immortalarono quei momenti, entrati in una più larga rappresentazione del senso comune. Le loro comunicazioni epistolari, i saluti e i messaggi assunsero anche un significato politico: il Papa avvicinava lo Stato Italiano al Vaticano, il Presidente (non credente) aumentava la sua popolarità nel mondo cattolico. Quando Pertini andò a trovarlo, dopo l’attentato subito in P.zza S. Pietro il 13 maggio 1981, Giovanni Paolo II confessò la pena provata nel vederlo sofferente. Arrivò perfino a dire che «se il paradiso non c’è è una buggeratura per tutti quelli che ci credono. Se c’è, io ci vado, non c’è dubbio. Ci penseranno Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II e mia madre a tirarmi su».26 Il Vaticano riconobbe la statura morale e umana del Presidente. La Conferenza episcopale italiana decise di iscrivere nel nuovo messale una preghiera ad adiuvandum praesidentem, che recitava: “Concedi, o Signore, al presidente della Repubblica prosperità e salute, perché nel compimento del suo mandato ricerchi costantemente ciò che ti è gradito e promuova la libertà e la pace”.27

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R. Zoldan, Pertini Presidente di tutti gli italiani, Marzorati, Milano 1985, p. 26.

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Claudio Angelini, In viaggio con Pertini, cit., p. 138.

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R. Zoldan, Pertini Presidente, cit., p. 27.