CAPITOLO 11 Le trasformazioni sociali e culturali nella “Repubblica dei partiti”

Se guardiamo alla storia d’Italia attraverso il duplice filtro della politica e della società, si evidenziano le radici dei problemi del paese insieme alle profonde trasformazioni intervenute nei primi tre decenni della Repubblica. Basti ricordare i principali: la qualità della vita attraverso i costumi civili e i consumi di massa, le città che trascinano le campagne nella modernizzazione, l’espansione dell’amministrazione pubblica con l’affermarsi dello Stato sociale, il ruolo delle istituzioni tra economia nazionale e integrazione europea, l’apogeo e la parabola del sistema politico che si reggeva sul ruolo dei partiti politici.

Nell’Italia repubblicana, nonostante la presenza dei partiti, le forme della rappresentanza e della partecipazione elettorale non si svincolarono da una pur aggiornata logica di natura prevalentemente notabilare e clientelare. In sostanza, nell’espressione del voto, più che la razionale scelta di candidati ritenuti idonei a rappresentare gli interessi generali nelle sedi istituzionali, in assenza di uno Stato capace di affermare la propria autorità, prevalsero rapporti dettati dagli interessi particolari di individui influenti o gruppi organizzati; con la differenza, rispetto agli anni dell’Italia liberale e prefascista, che in presenza di partiti stabili, incuneati nelle pubbliche amministrazioni e radicati nel territorio, furono essi ad assumere il ruolo di nuovi “mediatori” del potere.

Furono fattori peculiari anche nello sviluppo economico e nel modello di modernizzazione che si andò imponendo tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Vi fu un massiccio intervento dello Stato, volto a sostenere con risorse pubbliche enti e attività produttive: quelle stesse risorse che alimentarono il terreno di coltura del nuovo clientelismo politico legato ai partiti e di un distorto sistema di rappresentanza degli interessi di gruppi e corporazioni sociali. Eppure, quelli furono anche gli anni nei quali lo spazio politico fu assai influenzato dalla mobilitazione sociale e dalla comunicazione di massa. Erano i grandi numeri il temine di misura: in una manifestazione pubblica, al botteghino dei cinema, in una competizione elettorale, in una festa di partito, negli indici di ascolto di un dibattito tra i leader politici alla televisione.