4 I giovani, nuovi protagonisti
Le immagini provenienti dagli USA hanno quindi consolidato l’idea di benessere e prosperità e conquistato l’immaginario degli italiani, in particolare delle generazioni più giovani. Aspetto da non sottovalutare nel considerare il ruolo del cinema durante questi anni è, infatti, il crescente peso nella composizione del pubblico cinematografico che i giovani italiani acquisirono. Spostando lo sguardo dallo schermo alla sala è poi possibile avere delle conferme analizzando la composizione delle platee. Secondo un sondaggio Doxa del 1953, in termini assoluti, i giovani frequentavano le sale cinematografiche più assiduamente degli adulti: l’86% degli italiani tra i 16 e i 19 anni di entrambi i sessi si recava al cinema una o due volte la settimana, contro il 34% dei connazionali più anziani. Una successiva inchiesta confermava che nel 1957 il 68% dei ragazzi di età compresa tra i 20 e i 29 anni andava al cinema più volte la settimana (contro una percentuale del 48% del gruppo di età compresa tra i 40 e i 49 anni con analoga assiduità). Persino il 53% dei giovani di età compresa tra i 16 e i 19 anni, la cui autonomia finanziaria era decisamente inferiore rispetto a quella dei loro fratelli maggiori, frequentava la sala cinematografica più volte nel corso della settimana2.
È anche per incontrare il favore di un pubblico così composto che, a partire dalla metà degli anni Cinquanta, venne prodotto un numero crescente di film che presentavano come protagonista un emergente universo giovanile; tornando con lo sguardo alle pellicole proiettate sullo schermo, si nota che anche i protagonisti del cinema di questa seconda fase del dopoguerra sono giovani: i loro problemi e le loro storie occupano uno spazio crescente all’interno della produzione coeva. Un esempio su tutti, la già citata saga di Poveri ma belli (Dino Risi, 1957), primo film della trilogia che comprende anche Belle ma povere del 1957 e Poveri milionari del 1958 e molti altri titoli che condividono con la saga le nuove leve di attori protagonisti, come Marisa Allasio, Renato Salvatori, Maurizio Arena, Lorella De Luca e Alessandra Panaro (Figura L10).
Quella dei Poveri ma belli è infatti la generazione che Simonetta Piccone Stella identifica come la «prima generazione» italiana che entra nella società dei consumi di

Figura L10 Poveri ma belli, 1957, regia di Dino Risi.
Fonte: Poveri ma belli, 1957, di Dino Risi, Société Générale de Cinématographie (S.G.C.), Titanus.
massa, i primi a percepirsi in termini di opposizione rispetto alle generazioni precedenti. Sono giovani che aderiscono con entusiasmo alle nuove opportunità che il boom offre: esse contribuiscono al rimodellarsi di bisogni e di valori, stravolgono abitudini materiali e immaginari collettivi, coinvolgono il lavoro e lo studio, il tempo libero e la mobilità3.
Gradualmente, dunque, i giovani italiani cominciano a somigliare anche ai loro coetanei d’oltre oceano, non solo nell’abbigliamento e nelle abitudini materiali – indossano blue jeans, bikini, bevono coca-cola, ascoltano musica dal juke-box, ballano rock ‘n’ roll e cavalcano motoscooter – ma anche e soprattutto negli atteggiamenti e nelle ambizioni rispetto alla generazione dei loro genitori. Sullo schermo e nella vita, possono godere di una straordinaria libertà e sono spinti da una carica vitale ottimistica verso le possibilità offerte dal futuro.