1 Storia, cinema e film: l’uso delle fonti
La Storia è un grande racconto che non può prescindere dalle singole narrazioni che, nel corso del tempo, gli uomini e le donne hanno prodotto: una prospettiva possibile e interessante per lo studio del Novecento è dunque quella offerta dall’uso delle fonti audiovisive, testimonianze dirette del mutamento dei tempi e documenti utili per il lavoro dello storico. In particolare il cinema, nato sul finire del diciannovesimo secolo, ha catturato la storia sociale e culturale del secolo scorso, accompagnando la formazione di una società di massa i cui consumi, convergenti verso una globalizzazione di sogni, desideri e modelli culturali, si sono alimentati e hanno a loro volta alimentato la “settima arte”, caratterizzatasi come “occhio del novecento”.

Figura L1 Man with a Movie Camera di Dziga Vertov, 1929.
Fonte: Man with a Movie Camera, 1929, di Dziga Vertov, VUFKU/ Lebrecht Music & Arts / Alamy Stock Photo
Il cinema e la storiografia condividono le proprie radici nell’osservazione della realtà e nella registrazione dei fatti. In origine il cinema, così come avvenne per la fotografia, fu esaltato proprio come strumento in grado di documentare, attribuendo all’immagine cinematografica il compito di registrare, conservare e riprodurre fedelmente la realtà. Il rapporto stesso tra cinema e storia costituisce un terreno prolifico di percorsi e questioni per lo studioso: mettendo da parte la complessità delle relazioni che il cinema intrattiene con la realtà degli eventi che registra – documentario – e le storie che prendono vita sullo schermo – fiction –, è necessario delineare, semplificando al massimo, la relazione tra cinema e storia.
Va innanzitutto riconosciuto uno status a sé stante alla “Storia della cinematografia” o “Storia del Cinema”, con la quale si intende l’insieme degli studi che si occupano della cronologia e dello sviluppo tecnico e artistico del medium. La storiografia cinematografica è una disciplina che ha una sua metodologia, al pari di altre storie settoriali che riguardano altre espressioni culturali. Diverso è il caso che vede il cinema in relazione con la storia in quanto mezzo per riprodurre il passato attraverso “film storici”, ovvero la scrittura attraverso il suono e le immagini di eventi e vicende secondo una certa interpretazione dei fatti storici. Ciò è applicabile anche ai filmati, i documentari e i cinegiornali che, seppure possano essere un documento fedele di un’epoca, non sono mai una testimonianza oggettiva del passato.
Precursore della riflessione sulla relazione tra cinema e storia è un impiegato delle officine Lumière, il fotografo e cineasta Boleslaw Matuszewski, che già nel 1898 inaugura il dibattito storiografico sulle fonti filmiche con un approccio positivista al nuovo medium. Per Matuszewski, se consideriamo la storia come una scienza basata su fatti realmente accaduti, documentati e documentabili, allora il cinema ne è la fonte privilegiata poiché le immagini in movimento, fedeli repliche del reale, sono dei documenti assoluti, capaci di documentare e preservare il passato.
Abbandonati questi entusiasmi iniziali, è presto chiaro che nel cinema non vi può essere una verità assoluta, perché esistono degli elementi che sono manipolabili tramite la messa in scena e il montaggio. Oltre a ciò, la relazione tra cinema e storia solleva alcuni dubbi metodologici che riguardano la difficoltà nell’esaminare le immagini traducendo il linguaggio iconico in un linguaggio verbale; non va inoltre dimenticato che nei film vi è un’intenzionalità, non sempre facilmente individuabile, ovvero la disposizione soggettiva di un determinato autore. I film poi, non sono mai il prodotto di un singolo, ma costituiscono l’espressione collettiva del lavoro di professionalità differenti. Sono quindi un prodotto sociale, nel quale è possibile rintracciare elementi utili alla costruzione di un discorso della società su se stessa.
Il primo uso storiografico del cinema si deve al pioneristico contributo del tedesco Siegfried Kracauer, il quale, nel 1947, pubblica From Caligari to Hitler (in italiano Da Caligari a Hitler, una storia psicologica del cinema tedesco) in cui propone di individuare nei film dell’espressionismo tedesco quei tratti psicologici dominanti che possano prefigurare l’avvento del nazismo, ponendo in relazione diretta i dati caratteristici rilevati nei film con la mentalità della piccola borghesia tedesca, con l’intento di svelare le profonde tendenze psicologiche predominanti in Germania tra 1918 e 1933. Il suo contributo è da considerarsi come un prototipo di storia sociale del cinema, la cui rilevanza è data soprattutto dall’impostazione metodologica rigorosa e per aver contribuito ad alimentare successive ricerche storiche sul cinema.
L’aspetto della relazione tra cinema e storia che maggiormente ci interessa in questa sede è quello che vede i film assumere un importante ruolo attivo nella diffusione di un’idea, nella divulgazione di una moda, nella costruzione dell’immaginario di un popolo. Le immagini hanno infatti un ruolo importante nel processo di costruzione di miti, simboli e soprattutto valori nell’ambito della nostra società. Le relazioni tra cinema e contesto sociopolitico sono sempre molto strette e perciò è legittimo considerare il cinema come fonte e agente di storia, in grado di influenzare, in modi e gradi diversi, la società cui si rivolge. Questo è quanto afferma nel 1968 Marc Ferro, storico legato alla Scuola francese delle Annales, quando sostiene la necessità di studiare i rapporti tra il cinema e la storia del Novecento introducendo una nuova prospettiva: il cinema può essere visto come riserva ricca di documenti per lo storico e dunque come fonte oppure, proprio per il suo ruolo attivo nella costruzione dell’immaginario collettivo di una società, come agente di storia.
Un altro studioso francese, Pierre Sorlin, traccia un metodo di lavoro per lo storico che prevede l’analisi dei film nei contesti che li hanno prodotti, incrociando testo filmico e contesto sociale. Lo studioso che voglia utilizzare i film deve perciò confrontarsi con il presente che li ha prodotti e, servendosene come strumenti di narrazione storica, deve rapportarsi con il passato che essi intendono raccontare e riprodurre, rintracciando gli elementi documentari e interpretando i segni ideologici di chi ha prodotto il film, al fine di individuare il visibile della società, ovvero lo sguardo attraverso il quale il secolo scorso ha guardato alla propria storia e si è raccontato. Il cinema “ripresenta” dunque sullo schermo la realtà, dandole un ordine compiuto, scrivendo un diario collettivo di memorie che sono anche documenti utili per lo storico.