1.3 La ricezione degli studi di Alexis De Tocqueville

Se tra i democratici europei l’ascesa al potere nel 1852 dell’imperatore Napoleone III indusse a sospendere il giudizio sul modello repubblicano francese, erano le democrazie liberali inglese e statunitense ad assurgere a modello di riferimento. Una bussola per farci comprendere questo scivolamento concettuale venne fornita da Alexis de Tocqueville, forse il primo moderno scienziato sociale e storico-politico dell’età contemporanea. Se infatti nella Démocratie en Amérique (1835-40) l’attenzione mostrata verso gli Stati Uniti corrispondeva alla convinzione che l’Inghilterra stesse subendo una crescente omologazione alla realtà politica dell’Europa continentale, nel libro di venti anni successivo, L’Ancien Régime et la Révolution (1856), la prospettiva della lunga durata indusse Tocqueville a evidenziare le differenze socio-economiche e istituzionali presenti tra l’arcipelago inglese e il continente europeo, ricongiungendo pertanto gli Stati Uniti repubblicani e l’Inghilterra monarchico-costituzionale – oltre le diverse forme di governo – in un medesimo modello anglosassone di democrazia liberale.

Se la sfida democratica era originata in Europa, corrispondendo alla serrata critica del cesarismo di Napoleone III e alle sue propaggini americane (in Messico, alle porte degli Stati Uniti), i democratici italiani guardarono con attenzione oltre Atlantico. Con il superamento della pregiudiziale antifederalista, rimasta viva quando ancora era in atto l’unificazione italiana, Mazzini valorizzò il significato morale della Repubblica statunitense, acquisito con l’abolizione dello schiavismo come esito della guerra civile e nel contrastare l’espansionismo imperiale di Napoleone III. La costituzione dell’Alleanza Repubblicana Universale (1866) guardò anche agli USA, con l’auspicio di una fratellanza delle repubbliche contro le monarchie, a partire da quella dei Savoia in Italia, facendo corrispondere alla propagazione dei principi repubblicani il rilancio di una alternativa visione geopolitica in chiave internazionale.

Nell’Italia ormai unificata quanti guardavano in via privilegiata alla democrazia anglosassone erano interessati alla bontà dei costumi (le associazioni) e delle istituzioni (il decentramento amministrativo). Negli articoli che Alberto Mario pubblicò sul suo giornale, “La Nuova Europa”, che si stampava a Firenze, le opzioni federaliste rinviavano a John Stuart Mill e alle sue Considerazioni sul governo rappresentativo (1861). Ancor più emblematico fu il caso di un mazziniano di stretta osservanza come Aurelio Saffi. Trascorse anch’egli un lungo periodo di esilio politico in Inghilterra, valorizzandone le forme della vita civile e politica (i meetings tra cittadini, le petizioni popolari, il ruolo dell’opinione pubblica nel controllo del potere, le tante associazioni civico-culturali). Saffi prefigurò un possibile “modello politico” attraverso le sue Lezioni d’oltre Atlantico, che, a partire dal giugno del 1865, pubblicò sul giornale napoletano “Il Dovere”.10 Federalismo, decentramento amministrativo e largo pluralismo associativo dovevano essere i fattori costitutivi. Sebbene egli intravedesse molteplici difficoltà nel prospettare che la forma statunitense di governo repubblicano potesse “metter radice in Europa”, causa la mancanza di una tradizione educativa e di un apprendistato dei cittadini all’esercizio della responsabilità civica.

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Cfr. A. Saffi, Lezioni d’oltre Atlantico, in Ricordi e scritti, vol. VIII (1864-1866), Pubblicati per cura del Municipio di Forlì, Firenze, Tip. Barbera, Firenze 1902, pp. 213-302.