I laboratori: “fare storia” in presa diretta
Il valore aggiunto di questo testo vuole essere il dialogo tra la ricerca (le fonti, le storie individuali) e la didattica, la cui correlazione è esemplificata attraverso tre “laboratori” tematici, intesi proprio a delineare quali sia la “cassetta degli strumenti” grazie a cui lo storico costruisce le sue narrazioni e le proposte interpretative: periodizzazioni, parole–chiave, approfondimenti tematici e bibliografia, molteplici fonti multimediali rinvenibili sulla piattaforma digitale (stampa, cinema, radio, televisione, documentari, blog e video in rete). Un primo articolato e denso “laboratorio” concerne Gli Italiani e le migrazioni, con un arco cronologico che muove dagli esuli politici e dagli emigranti dell’Ottocento e arriva all’Italia del nostro tempo, divenuta nel frattempo terra sia di immigrazione extra-comunitaria che di “nuova emigrazione”, con decine di milioni di discendenti italiani che vivono ormai in altri continenti. La transnazionalità del massiccio fenomeno migratorio – tra Mediterraneo e spazi euro-atlantici – evidenzia ancor più questa peculiarità della storia italiana. Attraverso le tre fasi delle migrazioni – tra ‘800 e ‘900, immediato secondo dopoguerra, tra il XX e il XXI secolo –, con attenzione particolare alle comunità italoamericane, il “laboratorio” ripercorre 150 anni attraverso il prisma della storia transnazionale e post-coloniale, coniugando i caratteri dell’“italianità” e dell’integrazione inter-culturale nello scorrere delle generazioni: dapprima fuori d’Italia, da fine Novecento con la nostra penisola come luogo di approdo migratorio.
Un secondo laboratorio è proposto da Raffaello Ares Doro, il quale si occupa di Media e politica nei processi di globalizzazione e integrazione europea (secoli XIX-XXI), ancora sul lungo periodo, dal telegrafo ai social network. Se i mezzi di comunicazione (stampa quotidiana, radio, televisioni) si rivolsero a un pubblico di massa, i media adattarono presto i loro linguaggi tanto allo spettacolo che alla propaganda politica, soprattutto nel caso dei regimi totalitari. Se l’informazione fu uno dei settori portanti dei media, essi hanno promosso la partecipazione del pubblico: dalle lettere al direttore all’uso del telefono, alla presenza in “diretta” nei programmi radio-televisivi, fino alla interattività propria dell’era digitale tramite i canali social (FaceBook, Twitter e Instagram).
Il terzo laboratorio, costruito da Agnese Bertolotti, concerne il tema Italia, Italiani e Italiane nel cinema del secondo dopoguerra. Fu nel buio della sala cinematografica che Italiani e Italiane predisposero le condizioni psicologiche e mentali necessarie al loro stesso cambiamento. Il neorealismo e la commedia raccontarono di paure e speranze, bisogni e desideri, facendo del cinema uno specchio e un agente della realtà sociale e politica. A partire inoltre dal secondo dopoguerra, con l’arrivo sugli schermi di tutta la produzione negata al pubblico italiano durante il regime fascista e il conflitto bellico, le immagini provenienti da Hollywood diffusero un’idea di benessere e prosperità propria dell’american way of life. Giovani ragazzi e ragazze furono i protagonisti della modernità sopraggiunta: erano l’annuncio e lo sviluppo del boom economico, la “grande trasformazione” dell’Italia nel primo ventennio postbellico.
I laboratori facilitano un’interazione tra docente e studenti nella verifica dei metodi e nella scoperta delle fonti, nell’auspicabile condivisione di un “fare storia” in presa diretta.
Roma, 7 aprile 2020